"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

domenica 13 agosto 2017

Abbattuta in Trentino l'orsa KJ2


Quasi in risposta al nostro ultimo articolo sulla necessità di convivere con l’orso, è appena giunta la triste notizia dell’abbattimento, per mano di pubblici ufficiali, dell’orsa KJ2, in esecuzione dell’ordinanza del presidente della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, dopo che era stata verificata la pericolosità dell’animale, ritenuto responsabile di due attacchi a persone, l'ultimo ai danni di un pensionato che, secondo alcune fonti, avrebbe provocato la reazione dell'animale colpendolo con un bastone.

L’intervento di “rimozione” è previsto dal Protocollo orsi problematici della provincia autonoma di Trento, secondo un approccio gestionale incentrato più sulla conservazione della popolazione che su quella del singolo individuo.
Ci poniamo la domanda: quale orso sfuggirà alla rimozione se il livello di tolleranza e di accettazione della specie da parte della popolazione locale è così basso da aver portato nel solo 2016 al ritrovamento di 3 orsi morti per cause riconducibili alla mano dell’uomo?

Un passo indietro


Le recenti interazioni tra uomini e orsi, sia in Trentino sia in Abruzzo, ci spingono a riprendere il tema della convivenza con questo animale unico, straordinario. L’oggettiva gravità dei due eventi, il ferimento di un pensionato in Trentino il 22 luglio e il 29 luglio l’ingresso di un orso marsicano in un’abitazione di Villavallelonga, in cui ha cercato riparo dopo esser stato allontanato da un pollaio, ci ha imposto una doverosa cautela, nel rispetto delle persone coinvolte. I fatti che hanno seguito alle prime ricostruzioni sembrano, però, confermare i nostri dubbi, specialmente per quanto riguarda il comportamento, definito aggressivo, dell’orsa con cuccioli KJ2 che, stando alle evidenze emerse il 1 agosto, non ha attaccato da tergo il pensionato, come si era affermato in un primo momento, ma ha reagito alle bastonate dell’uomo, spaventato dall'improvvisa comparsa dell’animale e dalla disputa tra questi e il suo cane.
A Villavallelonga, invece, l’orso si è introdotto nell’abitazione in cerca di una via di fuga, suscitando comprensibile spavento nei genitori con due bambini piccoli, svegliati dall’intrusione del plantigrado nel cuore della notte dall’esser costretti a calarsi in strada dal balcone. L’intervento tempestivo delle guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, successivamente, del veterinario, ha consentito di restituire l’animale all’ambiente naturale, ma non ha attenuato le polemiche di parte della popolazione e del primo cittadino che invocano la rimozione dell’esemplare “problematico”, conosciuto con il nome di Mario.
In entrambi i casi è stato stigmatizzato il comportamento dell’orso, anziché porre la dovuta attenzione sull’impreparazione degli uomini. Per quanto riguarda il Trentino, la reazione dell’uomo alla vista dell’orso è stato il fattore scatenante dei morsi che lo avrebbero ferito (morsi che avrebbero potuto ucciderlo se l’orso ne avesse avuto l’intenzione). Nel caso dell’orso marsicano, invece, è stata verosimilmente l’abbondanza di risorse disponibili (scarti di cibo, piccoli allevamenti mal protetti, ecc.) ad attirarlo nei paesi della Vallelonga, in cui ha causato più di un centinaio di danni dall’autunno dell’anno scorso, determinandone il condizionamento alimentare. In entrambe le circostanze, la reazione preponderante da parte di cittadini e amministratori è stata quella di invocare la “rimozione” degli orsi, intesa come riduzione in cattività o soppressione, invece di riconoscere le umane responsabilità alla reazione di questi ultimi a contesti ambientali fortemente antropizzati. Preoccupa notare quanto sia basso il livello di accettazione dell’orso da parte delle comunità locali, così come appare dalle dichiarazioni di molti portatori di interesse, e la cronica incapacità di fare un passo indietro rispetto al “non umano”, ovvero ciò che è naturale e che sfugge al nostro controllo, al punto da instillare forti perplessità anche in alcuni addetti ai lavori sull’opportunità della reintroduzione degli orsi in Trentino. Allora torna particolarmente utile il ricorso a linee di demarcazione convenzionali tra ambiente antropico e ambiente naturale. Così, confrontandoci con i residenti di alcuni paesi nel territorio dell’orso marsicano spesso sentiamo ripetere questa frase: “L’orso deve fare l’orso e starsene in montagna. Un orso che scende in paese non è un orso!”.
Resta particolarmente difficile, in aree urbane circondate da monti e da ambienti adatti alla biologia della specie, tracciare un confine insormontabile tra ciò che appartiene all’uomo e ciò che appartiene all’orso. L’incontro tra il pensionato e KJ2 dimostra quanto questo confine sia particolarmente labile, quando si pretende di modificare il comportamento degli orsi anche nel loro ambiente naturale, anziché modificare quello degli uomini.
L’orso è al vertice della catena alimentare come l’uomo. Come noi è un onnivoro ed è caratterizzato da una spiccata intelligenza che gli consente di adattarsi alle situazioni ambientali traendone il massimo vantaggio. Nel rapporto costi-benefici, nutrirsi nei paesi conviene, anche se espone a dei rischi che, evidentemente, gli orsi trascurano, ovvero l’interazione con gli esseri umani. Questo non vuol dire che non ci sia cibo in montagna, come taluni continuano ad affermare, nonostante ricerche scientifiche sull’alimentazione dell’orso dimostrino esattamente il contrario, ma perché nei centri abitati le risorse alimentari sono maggiormente concentrate. La messa in sicurezza di orti e pollai, una corretta gestione dei rifiuti organici, l’eliminazione di fonti alimentari per animali d’affezione facilmente accessibili anche per i selvatici restano in assoluto, confrontandosi con le esperienze maturate in paesi con presenze di orsi maggiori del nostro, le migliori pratiche per ridurre, se non eliminare, i conflitti con la specie.
Perché allora tante resistenze all’applicazione di queste migliori pratiche? Come si può pretendere di impedire agli orsi di servirsi al “supermercato” che abbiamo preparato loro se non chiudiamo le saracinesche neanche di notte? Come possiamo pretendere di controllare le azioni di un animale selvatico così forte e intelligente se non siamo in grado di regolamentare noi stessi?
È proprio questo l’insegnamento che l’orso ci trasmette. L’orso mette a nudo tutti i nostri limiti, le nostre riserve mentali, la nostra pigrizia. La convivenza implica una volontà e uno sforzo. Appellarsi alla “rimozione” dell’orso, all'eliminazione del problema, è solo una scorciatoia.
Se non riconosciamo la necessità di compiere questo sforzo per il bene dell’orso, ma anche per il nostro, ecco spiegato perché continuiamo ad asfaltare i sentieri di montagna per percorrerli comodamente in automobile, perché tagliamo gli alberi a bordo strada anziché rispettare i limiti di velocità, lasciamo andare in rovina i monumenti e i siti archeologici del nostro Bel Paese, la cui gestione è così onerosa, per costruire centri commerciali al loro posto e trasformiamo i parchi nazionali in parchi gioco. Tendenze assurde di cui, purtroppo, complici ignoranza, pigrizia, grettezza e avidità diffuse, facciamo esperienza ogni giorno.
L’orso ci ricorda che dobbiamo proteggere adeguatamente orti e pollai perché non siamo i soli abitanti del pianeta (anche se di questo passo lo diventeremo). Ricorda agli amministratori che non si può accontentare tutti in cambio di voti, ma che talvolta si deve applicare la legge e chiudere i piccoli allevamenti abusivi, se non altro per il decoro urbano e per le prescrizioni sanitarie. Ricorda agli utenti della strada che la velocità può ucciderli insieme alla fauna che l’attraversa e agli escursionisti che la montagna non è soltanto loro.

Per tutte queste limitazioni della libertà individuale, l’orso continua a essere percepito più come un fastidio di cui fare a meno che come il simbolo di una natura ancora sana, con tutte le ricadute positive sull'economia locale che ciò implica. È ciò che avverrà finché noi umani non saremo in grado di fare un passo indietro, così come è consigliabile fare, appunto, quando si incontra un orso sulla propria strada.

venerdì 2 giugno 2017

Ma è soltanto un orso

Copertina de Il Centro del primo giugno 2017
Doppia pagina de Il Centro del primo giugno 2017
Articolo de Il Centro del 29 maggio 2017
Quotidiano del Molise del 29 maggio 2017
Conclusione
Promemoria utile

Ieri (01/06/2017) il quotidiano Il Centro ha dedicato la copertina e due pagine intere all'Orso d’Abruzzo, cercando di riparare all'allarmismo e al sensazionalismo con cui, ad inizio settimana, aveva riportato la notizia di un incontro ravvicinato tra tre donne e un orso bruno marsicano nel centro abitato di Villavallelonga. Lo speciale di ieri ha ricordato gli ultimi episodi del rapporto uomo-orso, di una convivenza non sempre facile, dove purtroppo è sempre stato l’orso ad avere la peggio, basti ricordare su tutti gli orsi Bernardo, Stefano, Biagio… Il contrasto evidente, paradossale, tra gli articoli del 29 maggio e del 1 giugno ci induce alla riflessione. Sembrerebbe che noi umani siamo delusi dalla scoperta che l’orso cattivo viva più dentro di noi, nel nostro immaginario, che nelle valli e nelle foreste dell’Appennino Centrale al punto che alcuni giornalisti, trasformandosi per incanto da cronisti di fatti in narratori di storie, finiscono inevitabilmente per fare ricorso a un linguaggio cupo, minaccioso, e persino a ventilare l’ipotesi di abbattimento dell’esemplare, reo di aver aggredito tre donne di notte fuggendo. Ha aggredito solo perché si è alzato sulle zampe posteriori, come sua abitudine, per guardare e sentire meglio, prima di darsi alla fuga? È comprensibile lo stato d’animo delle persone che si sono spaventate trovandosi improvvisamente l’orso di fronte, ma certo non è accettabile che la realtà sia distorta per “esigenze di copione”, che un giornalista si trasformi in giudice e che, trattandosi di specie protetta, la cui uccisione è vietata dalla legge nazionale ed europea, possa istigare a una presunta legittima difesa, come tristemente avvenuto a Pettorano nel settembre 2014, con la stampa che era arrivata a parlare di orsi alti tre metri - neanche ci trovassimo in Alaska - per poi versare lacrime di coccodrillo quando il giovane orso, tutt'altro che di tre metri, è stato trovato morto per un colpo di arma da fuoco alle spalle. Occorre ricordare ancora una volta che finora non è stato registrato nessun caso di attacco da parte dell’orso marsicano all'uomo, se non episodi riconducibili a battute di caccia del passato in cui l’animale, braccato, ha giustamente reagito, mentre i danni arrecati al plantigrado dall'uomo e dalle sue attività lo hanno ridotto sulla soglia dell’estinzione. Con questo non si vuole negare la necessità di intervenire per una riduzione delle interazioni con l’uomo impedendo agli orsi di trovare cibo facile nei paesi, ma non si può restare indifferenti di fronte al ripetersi di un’informazione contraria agli sforzi di conservazione della specie. Apprezziamo che Il Centro questa volta abbia voluto dedicare il giusto spazio all'orso marsicano prima di piangerne un altro, con la speranza che toni allarmistici e mistificatori non si ripetano più e che ai lettori sia giunto più l'ultimo messaggio che quello del 29, perché in tutti noi prevalga la consapevolezza che l’orso è davvero il simbolo delle nostre terre e perderlo sarebbe un danno incommensurabile.
Come ci suggerisce Pierluigi Giorgio nella chiusura di un altro articolo del 29 maggio, pubblicato dal Quotidiano del Molise ma di tutt’altra sensibilità, riguardo al rapporto tra uomo e natura simboleggiato nel Ballo dell’Orso di Jelsi: “…Bisogna stanarlo!” invocò Jelsi, il paese. “Evitare alla bestia azioni ed offese. Con scaltrezza di uomo ed aiuto di Dio, si trasformi il demonio in un essere pio…” “Un’ombra pelosa!” qualcuno diceva “Un essere immondo!” quell’altro pensava. “Diabolico, fetido, terrifico e bestiale, inumano, satanico, reietto e brutale!” Con tanti nodi ed un forte bastone, nel gran bel mezzo della tenzone, la bestia urlante, ristretta, bloccata, in tre, quattro mosse fu tosto legata… Chi inveiva, chi bestemmiava, il parroco intanto pregava e pregava; qualcuno mosso da un ambiguo rimorso, tentava di dire: “Ma è soltanto un orso!”.
È questo sentimento di rimorso che tutti noi esseri umani dovremmo provare per la moltitudine di specie viventi di cui abbiamo compromesso e stiamo compromettendo la sopravvivenza.

mercoledì 19 ottobre 2016

Orso marsicano investito sulla SS 17

L'orso investito a Roccaraso
Ieri, 18 ottobre 2016, un giovane maschio di orso bruno marsicano di circa 3 anni è stato investito intorno alle 4.30 del mattino nei pressi del distributore Agip di Roccaraso, sulla Strada Statale 17, tristemente nota alle cronache per gli incidenti con fauna selvatica. Si tratta dell'ennesima morte annunciata, nell'ennesima inutile perdita di un esemplare di una popolazione di orso in pericolo critico di estinzione, avvenuta proprio nella maggiore area di connessione ecologica tra il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Majella in cui dovrebbero concentrarsi gli sforzi di conservazione della specie per favorirne le dinamiche di espansione volte a garantirne la sopravvivenza.
Dopo qualche ora dal suo ritrovamento su segnalazione di un passante e le cure disperate da parte del personale veterinario del Parco della Majella e del Corpo Forestale dello Stato, purtroppo il giovane maschio non è sopravvissuto all'impatto con la vettura, probabilmente un mezzo pesante, che ha fatto perdere le sue tracce; ennesima vittima innocente dell'indifferenza e della negligenza delle autorità preposte alla salvaguardia della fauna e della sicurezza degli utenti della strada, nonostante il progresso tecnologico offra soluzioni al fenomeno delle collisioni con gli animali selvatici (e non solo).
Finora sulla Statale 17 le uniche misure di mitigazione del rischio sono state quelle effettuate nel tratto di competenza dalla Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio, insieme ad alcuni interventi di recupero di sottopassi e pulizia delle aree di sosta effettuati in sinergia con le associazioni Salviamo l'Orso e dalla Parte dell'Orso, nell'ambito di un progetto di Comunità a Misura d'Orso del Genzana, ancora in corso nell'area di Pettorano sul Gizio e Rocca Pia.

venerdì 22 luglio 2016

L'orsetta Morena non ce l'ha fatta

L'orsetta Morena in una foto del PNALM.
Abbiamo appreso con grande tristezza dal comunicato odierno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise che l'orsetta Morena è stata trovata priva di vita e in avanzato stato di decomposizione. Le cause della morte saranno definite a Grosseto dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana. Nonostante il tragico epilogo, restiamo convinti della bontà del tentativo da parte del Servizio Scientifico del PNALM di rilascio in natura del giovane esemplare che era stato recuperato più di un anno fa a Villavallelonga solo e denutrito.